KAKI TREE PROJECT

Il 9 agosto 1945 una bomba atomica fu sganciata su Nagasaki. Le intense radiazioni e la forza d’urto dell’esplosione dell’ordigno uccisero decine di migliaia di persone, riducendo completamente in cenere la città. Ciononostante, ci fu un albero di cachi che miracolosamente riuscì a sopravvivere anche se bruciato per metà. Nel 1994, a distanza di quasi cinquant’anni, Masayuki Ebinuma, un arboricoltore residente a Nagasaki, iniziò a curare il fragile albero di cachi e riuscì a farlo riprendere fino al punto di ottenere delle pianticelle di seconda generazione dell’albero sopravvissuto al bombardamento atomico e cominciò a distribuire quelle pianticelle ai bambini che si recavano in visita a Nagasaki, come simbolo di pace; 250 sono ormai le pianticelle sparse in 23 Nazioni diverse e l’Italia è il secondo Paese dove sono avvenute più piantumazioni, dopo il Giappone.

Il primo Kaki di Nagasaki piantato nel marzo 2018 presso la Scuola Primaria “Scuri” di Bergamo comincia a risvegliarsi, insieme alla primavera, e mostrare le prime foglie. Nell’attesa di vedere presto anche i “frutti” di questo meraviglioso progetto KAKI TREE PROJECT.

Nella mattina del 2 aprile 2019, alle ore 11, nel giardino del Liceo “Paolina Secco Suardo” è stato piantato il secondo kaki di Nagasaki di Bergamo. Erano presenti il Dirigente scolastico, dott. Mastrorocco Luciano, la Presidente del Consiglio Comunale di Bergamo. dott.ssa Marzia Marchesi e il Comitato direttivo di KOKORO. Un grazia a tutti per la collaborazione, ai ragazzi che hanno accettato di prendere parte a questo progetto e realizzato i poster e ai fiati che hanno accompagnato la cerimonia con la loro musica. La pace è come una piccola pianta che va curata e alimentata affinché dia i suoi frutti.

 

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Ora due ricordi importanti di persone che hanno vissuto quel terribile giorno a Hiroshima e Nagasaki; con il bombardamento delle loro città con la bomba atomica.

Hikmet: la bambina di Hiroshima

“Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.
Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.
Ne avevo sette, allora:
anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non
diventano grandi.
Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.
Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.
Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.”

Nazim Hikmet

Chiyoko: sopravvissuta della bomba atomica di Nagasaki

Entro il mese di Gennaio del 2020, l’associazione culturale giapponese KOKORO pianterà: Il terzo〝 albero per la pace”, (la seconda generazione di alberi di kaki sopravvissuta alla bomba atomica di Nagasaki). Anche mia nonna Chiyoko Kitamura(北村千代子 ), come questo albero è una sopravvissuta.

Sesta di otto figli, Chiyoko viveva in città con la madre, il fratellino e la sorellina minori. La sorella maggiore invece, una volta sposata si era trasferita fuori dalla prefettura di Nagasaki ed i restanti quattro fratelli maggiori, reclutati nell’esercito imperiale, combattevano al fronte.

Alle ore 11:02 del 9 Agosto 1945, data del tristemente noto sgancio della bomba atomica sulla città di Nagasaki, ad un mese dal suo sedicesimo compleanno, Chiyoko, si trovava a lavorare presso gli uffici della polizia militare, in un edificio a circa tre chilometri di distanza dall’epicentro. In quello stesso edificio, fu costretta a rimanere tutta la notte seguente, fino a che gli incendi divampati ovunque, non vennero domati. La mattina seguente, non appena possibile, Chiyoko tornò alla sua abitazione, nel frattempo gravemente danneggiata dall’esplosione.
Lì, nel soggiorno, vi trovò il corpo esanime della sorella e a poca distanza, nella cucina, i soli arti inferiori della madre, che Chiyoko fu in grado di identificare dai pantaloni che indossava, del fratellino invece nessuna traccia, come dissolto nel nulla (ad oggi risulta ancora tra i dispersi).
Con grande coraggio, al fine di onorarne le anime, raccolse in un’improvvisata pira funeraria, alcuni pezzi di legno, vi pose sopra i corpi, e vi diede fuoco.

Ho brevemente riassunto in poche parole, solo uno dei numerosi aneddoti narrati da mia nonna, relativi all’orrore, al dolore e all’angoscia provati in quei giorni, da una ragazza di soli 15 anni. Chiyoko non c’è più, l’anno scorso se né andata all’età di 89 anni, tra il cordoglio dei tre figli e dei numerosi nipoti e pronipoti.

Spero che Nagasaki sia l’ultimo posto dove sia mai stata sganciata la bomba atomica. Spero che l’esperienza vissuta da mia nonna non sia vissuta da nessun altro al mondo. Spero che gli abitanti di questo pianeta possano un giorno vivere in pace.
Pensiamo tutti alla pace nel mondo di fronte all’albero dei Kaki di Nagasaki.

Maki Kitamura